MA CHI TI CREDI DI ESSERE?
‘Meglio regnare all’inferno che servire in paradiso’ Imbianchino e co-tenutario dello United club, Mario ‘Spesso’, 48 anni, -già militante anarchico, e occupante- conduce ereticamente la più vecchia trasmissione di Radio Black Out dal variopinto nome di ‘Spessore’ (dal 1991 o 92, non si ricorda). Trendy come Popeye, diplomatico come un’iguana, aspirante omosessuale, sincero individualista, ferocemente ateo, militante tossicofilo, brillantemente arrogante, antiautoritario e antidemocratico, single con un discreto e disastroso curriculum di convivenze, lettore eclettico e accanito rock fan. Il suo eroe è Lemmy; beve solo vino o birra e schifa i cocktail (il whisky è il suo incubo, e non solo il suo), si rifiuta di utilizzare myspace, facebook, twitter o qualsivoglia diavoleria sia spuntata durante la stesura di questa breve biografia. Ama le felci, detesta i giovani e soprattutto il giovanilismo, dicono per invidia, soprattutto verso le giovani madri di oggi che prestano il matrimoniale ai figli mentre gli cercano ingaggi per concerti. E’ un pregiudicato. Razza: mista. Colleziona camice Ben Sherman e da surfista dell’Oregon. E’ sboccato, non va al cinema per scomodità, pensa che l’happy hour sia una veloce seduta sessuale. Non guarda la tv da più di 10 anni, ascolta molte radio tutto il giorno. ll suo sfondo naturale sono le alpi ma sta imparando ad apprezzare il mare e l’ozio più totale. Fino ai 40 anni non ha mai posseduto nulla, non ha mai volato, mai avuto il passaporto (non glielo davano). Non ha tuttora la patente. Non è mai stato alle dipendenze di nessuno. Generoso, considera il denaro uno strumento, utile anche per rivelare gli opportunisti. Curioso dei fenomeni umani, non sa dire di no alle proposte. Ama farsi trascinare, cosa che purtroppo avviene raramente. Odia la plastica eccetto il vinile. Esistenzialmente razzista. Ariete. Fede granata. Ingordo e permaloso, non si fida di chi sorride sempre e di chi non ha specchi appesi in casa. Negli ultimi dieci anni la sua pungente trasmissione (talvolta una psicoterapia di gruppo che degenera in quella che chiama ‘La Chiesa di Spessology’) è diventata un punto di riferimento per un bacino d’ascolto tra i più eterogenei. Tra gli argomenti di punta, la demolizione della politica, i trasporti, la ridicolizzazione del politically correct e dei luoghi comuni, la demolizione del ‘chiagne e fotte’; si batte per sostituire il tricolore con la maschera di Pulcinella, per il porto d’armi alle donne, per l’abolizione del termine ‘evento’. Considera crimini contro l’umanità ogni gesto che si celi dietro la frase ‘lo faccio per lavoro’. Sapientemente maleducato, si preoccupa quando si ritrova ad essere d’accordo con i più e ritiene la provocazione un esercizio imprescindibile per capirsi. Non sopporta la mediocrità, gli artisti, le dipendenze fisiche e sociali, gli intellettuali e chi non legge. Non gli piace apparire e ritiene che i fatti valgano più delle parole. Questa serata potrebbe essere una contraddizione. O sta solo invecchiando. Meglio di voi.
| 26 gennaio: visto che nevica da far paura, invece di chattare o far cagate simili potreste procurarvi dei libri. Persino in biblioteca, dove non costano nulla e dove potreste anche fare scoperte starne pescando alla cieca. |
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Bello sanguigno, descrizioni fantastiche di quei posti che non potrebbero essere più diversi dal nostro... La cucina deve essere interessante laggiù. Bel miscuglio di razze e bei carnevali. Gente calda comunque. Grazie a Gian che me l'ha fatto conoscere. |
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Interessante
tutta la visione della nascita del nazismo da parte di un non nazista
che si riscopre, più che nazista, antitotalitario quando le cose
iniziano a precipitare. Ex sbirro che ha mollato per schifo, si muove
tra nuovi gerarchi, ebrei in fuga, criminali, puttane e russi.. |
Questo
è uno tanto grande quanto sconosciuto. SI chiama Andrew Vachss (ah,
scriverlo giusto... quando lo consiglio sbaglio sempre...). Investigatore
federale sulle malattie trasmesse sessualmente (e ha scoperto i primi orrori
sui bimbi), poi assistente sociale, sindacalista, inviato dall'Onu in Biafra
per soccorrere soprattutto i bimbi, poi ancora direttore di un carcere di
massima sicurezza per ragazzi violenti (dove ha scardinato ogni regola e
pregiudizio), quindi ha deciso di laurearsi in legge (con borsa di studio)
per diventare avvocato. Il che farebbe pensare a una mammola. Beh, a confronto
Ellroy sembra "Piccole donne". Leggetevi anche solo il suo libro
di racconti (mi pare sia "Nato sotto una cattiva stella") e leggerete
dei personaggi più bastardi e divertenti (sanguinosamente, cinicamente
divertenti) che abbiate mai immaginato. per lui devo ringraziare Mini. |
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Dall'inverno scorso (2006) mi trovate praticamente sempre in un piccolo club nel nord di Torino, l'ultima zona selvatica a ridosso della stazione Dora, al 33/u di Corso Vigevano, assieme ad altra gentaglia nota nell'ambiente torinese. |
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Come vacanza non è stata male anche se forse abbiamo esagerato un po'...
COMUNQUE.
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Mi fanno schifo i frikkettoni, i punkabbestia, i fighetti, la fauna da locale, i militonti, la flora da oratorio politico, i benpensanti, gli ex rivoluzionari, i punk di gomma, gli espanditori del pensiero a casa propria.. Mi
fa cagare la falsità dei piemontesi, il fatalismo dei
terroni, il servilismo dei veneti, la boria dei milanesi, tutto dei veronesi,
l'ottusità dei valdostani, la cafonaggine dei laziali, la tirchieria
dei liguri, l'ottusità dei sardi, la lentezza dei siculi. Da
eliminare: i cantautori tutti degli anni '70, i Subsonica, Sanremo, i
Bad Religion degli anni '90 e i gruppi pop che fanno finta di essere punk. A dire la
verità della scena punk ufficiale mi fa cagare tutto, mi sembra,
ora nel 2004, più sincera la scena rock, pensa te... Mi piacciono le 'scene' indipendenti, quelle fatte da gente che suona assieme e fa suonare assieme perchè oltre alla musica ha altro in comune: lo spirito di indipendenza, il piacere e la curiosità di farsi le cose da soli, di condividere altro che non sia la sopravvivenza o lo 'svago' con altri affini, che non ci stanno a far la vita da polli d'allevamento. E la scena si fa suonando, facendo casino in strada, facendo dischi, portandoli in giro, discutendo, girando, progettando. Non è un caso che buona parte della scena torinese ruoti attorno a radio Black Out che dà opportunità di fare tutto ciò e anche di più. GIUNTA DELL'ULTIMO ANNO: Devo per forza aggiungere, all'elenco dei disgusti attuali, i preti che predicano ciò che non hanno mai vissuto, quelli che per lavoro trattano la musica e lo fanno come se trattassero patate, quelli che banfao insomma di musica senza aver mai pogato, senza essersi mai rotti le ossa, quelli che l'autoproduzione è tutto ma passano il tempo ad ascoltare mainstream, quelli che se non vendi non vali.
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